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Fase Neotettonica

Al termine degli Episodi Golasecca e Binago iniziano le ultime grandi modificazioni del territorio: una nuova fase neotettonica (movimenti della crosta terrestre), che continua durante gli episodi successivi, porta ad un sollevamento generalizzato dell'area. Di conseguenza le valli si approfondiscono e si formano le incisioni attuali del Ticino, dell'Arno, della Bevera e dell'Olona.


I ghiacciai delle successive glaciazioni (Albusciago, Sumirago, Montonate, Mornago e Daverio) avanzano su un territorio articolato con dossi costituiti dal substrato roccioso più alti e importanti rispetto alle glaciazioni precedenti.

L'andamento delle morene non è più semicircolare alla scala dell'anfiteatro, ma molto articolato a seguire gli spazi rimasti liberi tra questi dossi. Poiché l'estensione dei ghiacciai è minore rispetto alle glaciazioni prece- denti, grandi piane fluvioglaciali, sempre più condizionate dall'approfondimento delle vallate principali (come quella del Ticino, che si individua nella posizione attuale durante l'Episodio Mornago), si estendono tra le cerchie moreniche e tagliano quelle più antiche.

Durante la deposizione dell'Allogruppo di Besnate, successivamente all'Episodio Albusciago, inizia, come nella Valle del Ticino, l'incisione della Valle Olona che raggiunge all'incirca la profondità attuale durante gli ultimi Episodi relativi all'Allogruppo di Besnate. La morfologia è più evidente che nelle unità precedenti.

Il fatto che unità glaciali antiche presentino una morfologia più blanda dipende da tre ordini di ragioni: in primo luogo la deposizione di coltri loessiche può raggiungere spessori ragguardevoli e tende ad addolcire il rilievo depositandosi maggiormente nelle depressioni e in modo minore sulle creste; in secondo luogo, durante il tempo trascorso dalla deposizione ad oggi, i materiali incoerenti di cui sono costituiti i corpi glaciali e fluvioglaciali sono stati più volte interessati da movimenti lungo versante, che hanno determinato l'accumulo, negli avvallamenti, di depositi colluviali con conseguente ammorbidimento del rilievo; infine, la lisciviazione dei carbonati durante la pedogenesi (formazione del suolo), ha determinato una riduzione di volume del materiale.


Le sigle, in ordine da destra:

• Cst: Formazione di Castronno  

• CO: Ceppo dell'Olona

• Cse: Formazione di Castelseprio  

• Mon: Formaz. di Cascina M.

• To: Formazione di Torba

• Ca: Alloformazione di Cantù

• ACS: Argille di Castel di Sotto

•  Pg: Unità postglaciale

• Be: Allogruppo di Besnate i.

• CO: Ceppo dell'Olona

• MZ: Formazione di Molino Z.




La deposizione di materiale eolico e i depositi di versante sono caratteristici dei momenti più freddi, quando la vicinanza del ghiacciaio determina sia la presenza di un'area sorgente per il loess (i materiali appena deposti dal ghiacciaio), sia l'assenza di copertura vegetale nelle aree circostanti il ghiacciaio, che si riflette in una condizione di resistasia; la lisciviazione dei carbonati invece è caratteristica dei momenti più caldi, quando la pedogenesi riprende il suo corso.
Tutte queste cause di ammorbidimento del rilievo sono perciò in relazione con il tempo trascorso, inteso come somma di fasi glaciali e interglaciali, e la loro azione ha perciò un'efficacia che è maggiore sulle unità più antiche, che si presentano quindi con una morfologia più blanda.

Il riconoscimento dei depositi di versante che si osservano nel territorio è stato assai importante anche a livello cartografico. Il loro spessore è spesso significativo e non può essere trascurato poiché essi obliterano i contatti fra molte unità descritte sia nel senso che ne nascondono l'evidenza, sia nel senso che alterano la forma geometrica di tali rapporti. Per questi motivi sono stati raggruppati in un allogruppo (l'Allogruppo di Venegono) fortemente diacronico. Si osservi che l'età stimata del materiale di versante può essere collocata fra l'età del deposito su cui appoggia e l'attuale