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Ceppo dell'Olona


Al termine di una fase di biostasia generalizzata, in cui tutto il territorio era sottoposto a intensa pedogenesi (formazione del suolo), si depongono le ghiaie basali del Ceppo dell'Olona. Si tratta di un corpo di sedimenti molto esteso, grossolanamente tabulare, caratterizzato alla base da due valli scarsamente incise poste ad Est in corrispondenza di Tradate e, ad Ovest, in corrispondenza della Valle dell'Arno, .

Il Ceppo dell'Olona e la Formazione di Castronno, che ne rappresenta la parte alterata, costituiscono l'espressione sedimentaria di più episodi.
E' praticamente impossibile, attualmente, riconoscere tali episodi sul terreno; si distinguono solo una parte esclusivamente fluviale alla base e una parte a tetto glaciale e fluvioglaciale, affiorante solo nel settore di Castelseprio del pianalto occidentale. Diviene perciò difficile ricostruire l'evoluzione del territorio durante la deposizione di questa unità.

I depositi fluviali basali che costituiscono un'ampia piana a direziono N-S si depongono probabilmente in risposta ad una fase di sollevamento tettonico (innalzamento del terreno).
I depositi glaciali rappresentano l'espressione sedimentaria di una nuova glaciazione (Glaciazione Castronno) che interessa il territorio.

Con la deposizione di queste unità cambiano le direzioni di flusso dei fiumi: si blocca il flusso diretto verso SE (Ceppo della Bevera) e il flusso ridiviene prevalentemente Nord-Sud come quello attuale; le cause principali di questa modifica possono essere state prima l'attività neotettonica e, successivamente, la presenza dei ghiacciai.

Al termine di questo periodo il territorio è caratterizzato da scarsi dislivelli, nell'ambito di un  anfiteatro morenico, con valli poco incise.  Per un lungo periodo di tempo non avvengono particolari eventi sedimentari, il cima è favorevole all'alterazione chimica dei sedimenti e perciò si formano suoli profondi (Formazione di Castronno).

L'unico fenomeno che probabilmente si produce in questo periodo di tempo è un sollevamento tettonico generalizzato che innesca l'ultima fase di scavo delle valli. I fiumi riprendono a percorre la maggior parte delle paleovalli riescavando i sedimenti che le riempivano. Rimangono però ampi tratti di paleovalli tuttora completamente occlusi da sedimenti.
Dopo questo lungo periodo di tempo inizia l'ininterrotta serie di glaciazioni che regolarmente hanno raggiunto l'area edificando l'anfiteatro attualmente visibile.

Ogni glaciazione ha avuto un'estensione differente dato che la fisiografia del territorio era, ogni volta, diversa sia per la deposizione e l'erosione connesse ai ghiacciai sia per neotettonica.

I ghiacciai delle prime glaciazioni (Morazzone e Monterosso) avanzano su un territorio a morfologia blanda, coperto da suoli spessi ed evoluti. Questa osservazione, con riferimento ai depositi del Mindel, spiega la scarsità di massi e, in generale, la granulometria più fine dei depositi corrispondenti. La morfologia dei depositi relativi a queste glaciazioni è conservata in località Monterosso, presso Gallarate, ove sono presenti quattro blandi dossi interpretati come morene dell'Alloformazione di Monterosso e sul fianco occidentale della Valle Olona, dove sono presenti vari dossi allungati, alcuni dei quali sono sicuramente morene (Unità di Carnago). Nella zona frontale di anfiteatro il ghiacciaio del Monterosso poteva avere un andamento semicircolare  in quanto non incontrava ostacoli.