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Cassano Magnago



CENNI STORICI
In seguito al ritrovamento presso Cassano di un reperto risalente alla cultura di Golasecca (dal 1.000 al 500 a.C.), precisamente un'urna cineraria, risalente al periodo tra il 600 ed il 450 a.C., si è pensato che la nostra zona fosse abitata sin da quelle epoche remote.

Nei secoli successivi dalle Alpi giunsero nel nostro paese nuove ondate di popoli. La zona tra il Ticino e l'Adda fu occupata dagli Insubri e pare che il nome di Cassano Magnago derivi proprio da questa antica popolazione. Ritrovamenti poi della nostra appartenenza all'epoca romana, sono dati da tipi vari di sepoltura, monete bronzee, ecc. Documenti antichi che parlano di Cassano risalgono poi al 1152. Alla fine del 1200, nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del Canonico Goffredo da Bussero, si apprende che già allora esistevano quattro chiese: chiesa di Santa Maria; chiesa di San Giulio; chiesa di San Maurizio; chiesa di San Martino. Oltre a due Monasteri femminili (quello delle Umiliate sino al 1567). Nel 1287 l'Arcivescovo Ottone Visconti fece distruggere la roccaforte del Seprio e fece erigere un castello in Cassano Magnago tuttora esistente. Nel 1531 a Cassano vi erano 234 abitanti, ma già allora il borgo era considerato popoloso. Nel 1578, nota era la famiglia Agazzini, alla quale era legata la chiesa di S. Rocco, poi subentrarono gli Oliva, quindi la famiglia Cagnola ed i Bossi. Nota era anche la famiglia Crespi, legata alla Parrocchia di S. Giulio. Nel 1622 arrivò a Cassano in visita pastorale San Carlo Borromeo, dormì nel Castello ospite del fu Gaspare Visconti. Sotto il dominio spagnolo, sul territorio milanese ed anche a Cassano, dominò il Principe Antonio de Leyva. Nel 1630 da Milano ci raggiunse la peste. In tale occasione morì anche il parroco di Santa Maria, Francesco Pellegatta.

Il 7 febbraio 1690, da Bartolomeo e da Margherita Borsa nacque Giovan Battista Maino. Si formò a Milano e si trasferì a Roma, conquistando fama con varie opere. Tra esse spiccano due statue marmoree collocate nella Basilica di San Pietro in Vaticano e la creazione di un modello da cui venne realizzata poi la Fontana di Trevi e la statua di San Giovanni Battista scolpita su un suo modello da Domenico Scaramucci che si trova nella chiesa di San Giulio a Cassano.

In epoca recente, sul piano amministrativo, dall’ottobre 1859 e fino al dicembre 1926, Cassano Magnago fece parte del Circondario di Gallarate, uno dei cinque in cui era divisa la Provincia di Milano. Il paese contava allora circa 3.100 abitanti.

Nel dicembre 1926 il Governo decise di istituire alcune nuove province, fra cui quella di Varese, che risultò formata dal Circondario varesino e dalla maggior parte di quello gallaratese. Dopo secoli di comune storia amministrativa, economica e sociale, l’Alto Milanese veniva dunque diviso, non senza polemiche e resistenze. Approfittando della riorganizzazione amministrativa provinciale, si ipotizzò l’aggregazione di Cassano Magnago a Gallarate, ma i cassanesi, come già avvenuto anni addietro, si opposero e riuscirono a scongiurare tale eventualità, giustamente gelosi della propria secolare autonomia, rivendicando con fierezza l’importanza del paese per consistenza demografica, attività economiche, servizi municipali, numero di istituzioni e associazioni.