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Un po' di storia

A cavallo degli anni novanta, i lavori di Bini (1987) e Da Rold (1990) hanno portato alla revisione della storia geologica dei corpi sedimentari che la tradizione ha da sempre raggruppato sotto i termini "Ceppo" e "Ferretto" (di origine popolare lombarda). Questi corpi si presentano con alcuni tratti caratteristici fondamentali: il Ceppo è un conglomerato posto stratigraficamente al di sotto del Ferretto, il quale è profondamente alterato ed è, a sua volta, coperto da una coltre di limo molto arrossato, ricco in argilla e in ossidi di ferro.

L'arricchimento in ossidi di ferro spiega il nome popolare e invita a ritenere che, originariamente e al di fuori del contesto geologico, questo nome fosse riferito esclusivamente ai limi sommitali, ampiamente utilizzati dall'uomo nel corso dei secoli, per la produzione di laterizi.

Il quadro stratigrafico al quale questi corpi sono stati riferiti più frequentemente è quello proposto da Penck e Brùckner che prevede l'esistenza nel Quaternario di quattro espansioni glaciali, con i relativi interglaciali. Queste fasi glaciali sono state precedute dalla deposizione di vasti corpi alluvionali che si appoggiano sui depositi del Pliocene marino.

Nella letteratura geologica il Ceppo, alluvionale, è stato perciò attribuito al Villafranchiano o alle prime fasi del Quaternario, mentre il Ferretto, glaciale, è considerato un deposito glaciale appartenente al Mindel e profondamente alterato durante l'interglaciale Mindel - Riss. 

Non esiste tuttavia un quadro stratigrafico univoco poiché ai due termini sono associate diverse definizioni: il Ceppo è da alcuni autori considerato un corpo unico, mentre da altri è suddiviso in due parti che sono testimonianza di un cambiamento del reticolato idrografico prealpino; il Ferretto è quasi sempre considerato come la testimonianza di un unico evento glaciale, anche se in certi casi si reputa possibile riconoscere al suo interno più fasi di deposizione. Attualmente questo modello risulta insostenibile poiché non si adatta facilmente né ai modelli delle oscillazioni climatiche basati sui dati che ci provengono dai fondali oceanici, né al quadro stratigrafico complesso che i nuovi rilevamenti geologici hanno evidenziato.