I Luoghi

Ultime news dal parco...

  • Alice dog trainer

    ...

  • 2° Corso Naturalistico Wet-Bridge

    maggio 6,2017

    2° CORSO NATURALISTICO “PROGETTO WET-BRIDGE” SABATO 6 MAGGIO 2017 @[217702085026355:274:Legambiente Lombardia] organizza un Corso naturalistico nell’ambito di “Wet-Bridge”, progett... ...

  • Attività nel Parco RTO a Maggio e Giugno:...

    Attività nel Parco RTO a Maggio e Giugno: tra Pipistrelli, Cervi, Osservazione Astronomica al Castrum o un Corso di Sopravvivenza, scegli quella che più Ti appassiona! #batdetective... ...

Immagini dal parco...

Newsletter

Subscribe to our newsletter for good news, sent out every month.

Monastero di S. Giovanni


Monastero di San Giovanni

A cura di Angela Surace, Direttore Parco Archeologico

Il Conventino di San Giovanni o Cascina-Monastero sorge sul lato orientale del castrum, poco distante dalle mura di cinta. Fu prima convento dei frati Umiliati nel XIII secolo, poi proprietà dei Frati Francescani di Gallarate e mantenne la sua originaria destinazione sicuramente fino alla metà del 1600.

Dopo il trasferimento dei canonici della Basilica di San Giovanni nella sede di Carnago, un certo Josephus Martignonus, causidico a Milano, lo acquistò proprio dai Frati Francescani di Gallarate e vi si insediò un padre ascensionista di origine francese, padre Francesco de Melleto, che assieme ad un suo converso doveva celebrare settimanalmente nelle chiese abbandonate. Di tutto ciò è menzione negli Atti delle Visite Pastorali dei tempi dell'Arcivescovo Federico Borromeo (1615-1621). Come e quando esso sia poi passato di proprietà non è al momento possibile sapere. E' comunque certo che all'impianto del cosiddetto Catasto Teresiano per Castel Seprio e Vico Seprio (anno 1722) esso veniva registrato a nome della Pia Casa di Santa Valeria di Milano, istituzione cinquecentesca della città per accogliere donne pentite e convertite. L'Istituzione era annessa all'antico monastero di S. Valeria di Milano. Agli inizi dell'Ottocento, dopo le soppressioni napoleoniche, l'edificio ed i contigui terreni furono acquisiti dalla nobile famiglia milanese Archinto, che li detenne per circa settant'anni, promuovendo scavi e ricerche nel castrum e nel borgo di cui vi è memoria scritta. In uno scritto del 1865 viene ricordato il crollo di una sua parte "a torretta": una parte di crollo è ravvisabile graficamente in tutti i catasti posteriori al Teresiano.



Vari altri passaggi di proprietà e forse l'incuria dovuta all'ultima guerra ci hanno consegnato la struttura divisa tra più famiglie, in stato di grande abbandono e degrado, malgrado una notifica dell'allora Ministero della Pubblica Istruzione, che già nel 1912 ne riconosceva il valore. Con i fondi di un cantiere-scuola nel 1958 si riadattarono le coperture ma solo in parte. Mentre tra gli anni ottanta e novanta, dopo l'acquisizione da parte dello Stato (Ministero per i beni e le attività culturali) sono stati eseguiti i lavori più urgenti a consolidamento e restauro della struttura. L'edificio è composto da un corpo di fabbrica articolato sui lati settentrionale ed orientale e da un cortile chiuso da alte mura di cinta sui lati restanti. Il nucleo più antico è costituito dalla chiesa che occupa la metà orientale del lato settentrionale ed ha pianta ed abside di forma quadrangolare, tipiche degli edifici sacri degli ordini riformati. All'abside si accedeva da un ampio arco. Delle antiche coperture a crociera si mantiene solo quella dell'abside mentre di quella dell'aula si conservano solo le imposte ai quattro angoli. Un muro di tamponamento dell'arco di accesso all'abside e l'apertura di una porticina probabilmente nel XVIII secolo, hanno donato a quest'ultima quel carattere di oratorio privato che ha permesso il mantenimento di buona parte degli intonaci e degli affreschi databili al cinquecento, dopo la trasformazione in cascina di tutto il complesso.

 


Sono dell'ottima mano di uno sconosciuto pittore di origine piemontese gli affreschi rappresentanti una Pietà tra la Madonna e San Giovanni, da cui il nome al conventino. Rimane la firma del pittore "France de Gattinara" ma purtroppo è svanita la data di esecuzione. L'affresco deve essere stato eseguito quando erano già proprietari i Francescani. La chiesa, forse con facciata inizialmente porticata, fu ampliata con l'aggiunta di una controfacciata che ne ampliò le misure e ne alterò l'assialità forse sulla fine del cinquecento. Di essa si mantengono la porta e due finestre appaiate sia pure murate perchè divenute intermedie tra la chiesa e le ulteriori edificazioni su quel lato. Già nelle Visite Pastorali si notava come si era perso l'aspetto antico della chiesa a causa di strutture aggiunte e si faceva cenno alla presenza di due orti o cortili. La ruralizzazione dell'edificio si ottenne proprio con la costruzione di un ulteriore avancorpo, sempre sul lato settentrionale, che raddoppiò le misure della fabbrica su quel lato sia in lunghezza che larghezza e che pare fosse suddiviso in tre vani. Un pozzo ancora oggi funzionante nell'angolo sud-occidentale dell'attuale cortile, proprio per la sua posizione e l'imboccatura suggerisce un'organizzazione dello spazio in precedenza diversa. Del resto proprio fuori dal muro perimetrale meridionale, all'esterno della parte crollata e non più ricostruita, la conservazione di pochi muretti appena intravisti suggerisce che la storia dell'edificio è ancora tutta da scrivere.

A due piani, in un piccolo ambiente voltato a crociera del piano terra si può ancora gustare l'intima atmosfera dei secoli passati. Tutti gli ambienti di quest'ala si affacciavano su un portico mantenutosi in parte. L'edificio il cui restauro aspetta di essere completato, sia per la sua storia che per la sua collocazione rappresenta quanto di più recente è stato costruito nel castrum dopo la distruzione del1287 e il conseguente divieto a mai più edificare ed abitarvi emanato a suo tempo dall'Arcivescovo Ottone Visconti. Esso rappresenta il contenitore ideale per l'esposizione dei materiali dell'antico Castel Seprio. Del resto di quanto si conserva nelle collezioni pubbliche, sia provenienti da scavi che da vecchi recuperi dell' '800 e del '900, solo pochissimi sono gli oggetti esposti al pubblico e tutti in sedi diverse.