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Ceppo e Ferretto


L'analisi di dettaglio dell'area Verbano/Lario indica con chiarezza che il "ferretto" non corrisponde a nulla di geologicamente significativo: sotto questo termine sono stati inclusi corpi diversi per caratteristiche sedimentarie (da limi eolici, a ghiaie alluvionali, a depositi glaciali) e fra loro non contemporanei. Tale termine non ha quindi un significato univoco in campo geologico e, dato che non è neppure un termine pedologico (riferito al suolo) formale, non si ritiene che debba ancora essere utilizzato.

Anche il termine "ceppo" ha dimostrato di non corrispondere ad un solo evento, si vuole quindi ribadire quanto aveva già, in parte, concluso Nangeroni: eliminare tale termine dalla letteratura, se non associato al riconoscimento formale di un'unità stratigrafica ben definita. Non c'è allora possibilità di correlare fra loro unità diverse sulla base dell'alterazione, a meno che non si precisi con cura quali criteri vengono utilizzati. Le unità esposte in precedenza, sono sempre state basate sull'idea che esse devono rappresentare espressioni sedimentarie di eventi che hanno interessato il territorio. Si capisce quindi il perchè non ha avuto alcun senso mantenere una classificazione che, pur essendo comoda e di facile applicazione, non avrebbe rispettato questa esigenza fondamentale.

La descrizione dei due anfiteatri appare adesso più complessa: la semplicità del modello quadriglacialista ha lasciato il passo ad un nugolo di unità che possono sembrare ridondanti, ma va rammentato che la scala estremamente dettagliata del rilevamento ha consentito di operare con efficacia. In questo modo, pur avendo tratto informazioni su una limitata porzione dell'Alta Pianura si può dire di aver messo in luce i limiti strutturali che hanno accompagnato i lavori che sono stati svolti sinora. L'intera area considerata comprende due anfiteatri morenici e l'area valliva prealpina da cui essi si originano. E' apparso chiaro che non è possibile correlare con semplicità i depositi che costituiscono i due apparati frontali.

La conoscenza dei rapporti geometrici corretti fra le varie unità istituite ha consentito di migliorare anche la conoscenza del sottosuolo, così prezioso per le falde idriche che ospita. La cartografia prodotta in questo modo è pertanto più utile anche per la gestione del territorio; si tratta di una cartografia geologica in senso stretto, non di una cartografia tematica o derivata. E' quindi uno strumento di base che permette di conoscere meglio ciò su cui si opera e che, nel caso specifico, è un'area altamente urbanizzata e sede di attività industriali di notevole interesse.



Carta Geologica d'Italia (storica) F.31 - Ritaglio